Cronaca di una trattativa sindacale (seconda parte)

Ed ora, passiamo ai dettagli della trattativa. Ad un certo punto si ottiene la possibilità di far transitare 80 lavoratori da Multiservizi ad AMA. E voi starete dicendo “Cribbio” (cit)” che bello!”. In realtà, noi ci sentiamo dire che questi 80 saranno presi a tempo determinato. E lì, superpanico. Comincia un tiraemolla per dare più garanzie agli 80, ai quali sarebbe legato un notevole stanziamento economico per AMA, trattandosi di circa 5 milioni di euro…e scusate se è poco durante stì periodi di vacche magre!Vorrei farvi capire che questi tira e molla sono durati almeno 12 ore, tra riffe e raffe.
Ad un certo punto, la parte comunale si alza dal tavolo e annuncia il rinvio della discussione, probabilmente per sopraggiunti disturbi intestinali (eravamo prossimi all’ora di cena).
A questo punto io sbotto con i confederali, ricordando a tutti che in nome del tavolo unitario si era deciso, TUTTI INSIEME, in caso di ennesimo nulla di fatto, di non abbandonare il Campidoglio. Ho sentito risposte di tutti i tipi: 1)non possiamo rimanere perchè i lavoratori sono stanchi. 2)Non possiamo rimanere perchè siamo stanchi noi e domani, per la trattativa dobbiamo essere lucidi. 3)Non possiamo rimanere in pochi perchè se rimaniamo in pochi perdiamo di forza di fronte alla controparte.
Ho insistito. Ho insistito anche per chiedere direttamente ai lavoratori in piazza. Ma sembravo matta. Roberto Martelli, sempre dell’U.S.I/AIT ha, allora, lanciato l’idea di lasciare un piccolo presidio di volontari all’interno del Campidoglio , per la notte e lasciare che tutti gli altri andassero a riposare, così si sarebbe comunque fatto capire che si stava alzando il livello di scontro.
Neanche in questo modo stava bene ai confederali. Allora si è passato a chiedere chi sarebbe rimasto e lì i numeri hanno parlato chiaro: solo gli “autonomi”. Con un’ulteriore trattativa (nella trattativa), è stato deciso di far rimanere anche un lavoratore per ogni sigla confederale…perchè ai “territoriali”, non era bastata la nostra garanzia che saremmo rimasti per tutti…e non solo a titolo di sindacati autonomi…D’altronde, “loro”, misurano tutti con il proprio metro, come avrebbero potuto fidarsi!?
Chiusa la lista dei nominati, c’è stata la consegna di panini, coperte e sacchi a pelo da parte di quei lavoratori che, memori dell’impegno preso (che si sarebbe dovuti rimanere in caso di empasse), si erano organizzati. Tra una pizza, portata a mò di aiuto umanitario e una sigaretta fumata dai fumatori, ci siamo sistemati, chi per terra, chi sulle sedie accostate, per affrontare il sonno ristoratore.
La nottata è trascorsa tranquillamente, io lavoratrice Zètema, ho dormito per terra, accanto a lavoratori Multiservizi. Avevo spinto io per quella decisione, mi sembrava corretto rimanere.
E, come già era successo con i precari della scuola a Montecitorio, al mattino sono andata al mio lavoro, non essendo sindacalista di professione.
La trattativa è ripresa nel pomeriggio…ed io, che sarei dovuta appartenere, nell’ottica dei confederali, a coloro che dovevano restare lucidi, sono arrivata trafelata quasi puntuale, uscendo dal mio lavoro.
Ho scoperto, però, che l’appuntamento era slittato di un’ora. L’ho preso come un buon segno…ma, poi, mi sono dovuta ricredere.
Al tavolo è comparso anche il responsabile del personale AMA, dr. Cedrone. Ed è stata una vera svolta: infatti il tavolo ha deviato verso la maleducazione più totale. L’arroganza ha regnato sovrana. Quasi come desse fastidio che al tavolo fossero presenti sindacati autonomi, il dr. Cedrone non consentiva di parlare per cui bisognava alzare la voce, per poi sentirsi dire “cosa alzate a fare la voce?”. Il top della maleducazione è stato raggiunto quando, nel vano tentativo di fare un intervento coerente con la discussione, mi sono beccata uno “stai zitta!” con tono perentorio dal dr. Cedrone, appunto.
Non volevo credere fosse successo davvero. Non ho perso la calma e gli ho detto di ricordarsi di darmi del lei visto che non ricordavo di avergli mai accordato di darmi del tu…e, ovviamente, di portarmi tanto rispetto quanto gliene stessi portando io (…nonostante tutto…). La cosa vergognosa e che, dopo, ho fatto notare ai diretti interessati…è stata che NESSUNO dei delegati confederali è intervenuto sollecitando il dr. Cedrone ad un comportamento più consono e rispettoso dei presenti al tavolo.
Per fortuna, ho le spalle larghe! E la testa dura.

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